Oggi viene proposto un'articolo ripreso dal blog http://diraccontiedaltripensieri.myblog.it/, un'esperienza di arricchimento culturale e spirituale, un viaggio che permette di apprendere l'essenza e la sensibilità di questo grande Paese:
“L'India brucia come l'Inferno, ma le sue anime sono belle e preziose perché il sangue di Cristo le ha irrorate”, le parole di Madre Teresa di Calcutta risuonarono nella mia testa mentre l’aereo planava sulla pista dell’aeroporto di Nuova Delhi. Io e mia moglie eravamo diretti a Varanasi. Finalmente il sogno di una vita si stava realizzando: l’India ed i suoi mille volti!
Varanasi è un mondo a sé. Punto d’arrivo di ogni indù, legata al culto del Gange, il fiume sacro alla divinità Shiva, immergendosi nel quale ci si libera delle impurità spirituali. Città santa, meta di un quotidiano, ininterrotto pellegrinaggio di fedeli, paragonabile a Gerusalemme, alla Mecca. Tra risciò e vacche sacre, in un vortice frenetico di umanità e rumori avvertimmo subito una spiritualità contagiosa, senza uguali a livello emotivo.
La percepimmo per le strade, nei volti, nei segni della lebbra, girando per i vicoli fetidi dove uomini e donne dormivano a terra, tra rigoli di liquami nauseabondi.
L’alba sul Gange fu un’esperienza unica, in un vortice di colori, canti e profumo d’incenso; abluzioni e faccende quotidiane come fare il bucato, in un misto di sacro e profano. Uomini in abiti succinti e donne si immergevano nell’acqua per eseguire l’antico saluto del Sole portando con sé fiori e ghirlande quali offerte alla divinità . Santoni, mendicanti e donne con uno sciame di bambini attaccati ai vestiti si confondevano sulle scalinate dei ghat, insensibili alle acri esalazioni provenienti dalle pire funerarie poco distanti che non smettevano mai di ardere. L’ascesa dell’anima al cielo, purificata dal fuoco per accedere allo stadio supremo, il Nirvana. Fede e misticismo si mescolavano nell’attesa di una vita migliore nell’al di là che ripagasse l’immensa povertà quotidiana.
Il popolo indiano esprimeva gratitudine con gli occhi, senza niente da offrire tranne un’immensa umanità frutto del dolore, unico sentimento capace di restituire la speranza a dispetto di un destino malvagio. Nulla fu più gratificante quanto vedere quei bambini sguazzare sorridenti nelle acque maleodoranti del sacro Fiume, la grande Mamma, fonte di vita, e correrti incontro con quegli occhi nero pece avvolti in sdruciti indumenti. Ci saltarono al collo in cerca di un abbraccio desiderosi di un po’ di conforto, sussurrandoti all’orecchio namastè, mi inchino a te, sotto l’occhio vigile delle madri avvolte in splendidi sari multicolori. 
di amici e parenti. Niente pianti o urla ma solo una magica, strana armonia tra la vita e la morte.La sera sentimmo le nostre anime leggere come piume che volteggiavano nel cielo della vita, libere da ogni paura, e ci addormentammo felici nell’attesa di un nuovo giorno.
Nuccio Franco
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