Oggi viene proposto un'articolo ripreso dal blog http://diraccontiedaltripensieri.myblog.it/,  un'esperienza di arricchimento culturale e spirituale, un viaggio che permette di apprendere l'essenza e la sensibilità di questo grande Paese:

“L'India brucia come l'Inferno, ma le sue anime sono belle e preziose perché il sangue di Cristo le ha irrorate”, le parole di Madre Teresa di Calcutta risuonarono nella mia testa mentre l’aereo planava sulla pista dell’aeroporto di Nuova Delhi. Io e mia moglie eravamo diretti a Varanasi. Finalmente il sogno di una vita si stava realizzando: l’India ed i suoi mille volti!18852_1339243330657_1518369671_30886485_2684060_n.jpg
Varanasi è un mondo a sé. Punto d’arrivo di ogni indù, legata al culto del Gange, il fiume sacro alla divinità Shiva, immergendosi nel quale ci si libera delle impurità spirituali. Città santa, meta di un quotidiano, ininterrotto pellegrinaggio di fedeli, paragonabile a Gerusalemme, alla Mecca. Tra risciò e vacche sacre, in un vortice frenetico di umanità e rumori avvertimmo subito una spiritualità contagiosa, senza uguali a livello emotivo.


18852_1339243530662_1518369671_30886490_8026823_n.jpgLa percepimmo per le strade, nei volti, nei segni della lebbra, girando per i vicoli fetidi dove uomini e donne dormivano a terra, tra rigoli di liquami nauseabondi.
L’alba sul Gange fu un’esperienza unica, in un vortice di colori, canti e profumo d’incenso; abluzioni e faccende quotidiane come fare il bucato, in un misto di sacro e profano. Uomini in abiti succinti e donne si immergevano nell’acqua per eseguire l’antico saluto del Sole portando con sé fiori e ghirlande quali offerte alla divinità. Santoni, mendicanti e donne con uno sciame di bambini attaccati ai vestiti si confondevano sulle scalinate dei ghat, insensibili alle acri esalazioni provenienti dalle pire funerarie poco distanti che non smettevano mai di ardere. L’ascesa dell’anima al cielo, purificata dal fuoco per accedere allo stadio supremo, il Nirvana. 
Fede e misticismo si mescolavano nell’attesa di una vita migliore nell’al di là che ripagasse l’immensa povertà quotidiana.18852_1339243770668_1518369671_30886496_2445031_n.jpg

Alle spalle dei ghat, che portano al sacro Gange e che si estendono per cinque chilometri, osservammo imponenti costruzioni coloniali dall’antico fascino perduto e templi, testimonianza di un passato lontano.
18852_1339243610664_1518369671_30886492_5212133_n.jpgIl popolo indiano esprimeva gratitudine con gli  occhi, senza niente da offrire tranne un’immensa umanità frutto del dolore, unico sentimento capace di restituire la speranza a dispetto di un destino malvagio. Nulla fu più gratificante quanto vedere quei bambini sguazzare sorridenti nelle acque maleodoranti del sacro Fiume, la grande Mamma, fonte di vita, e correrti incontro con quegli occhi nero pece avvolti in sdruciti indumenti. Ci saltarono al collo in cerca di un abbraccio desiderosi di un po’ di conforto, sussurrandoti all’orecchio namastè, mi inchino a te, sotto l’occhio vigile delle madri avvolte in splendidi sari multicolori.
Eravamo noi a doverci inchinare a loro, così ingenui ma già provati, per lo splendido dono di lusingarci con la loro fiducia incondizionata!18852_1339241730617_1518369671_30886448_5145572_n.jpg
L’emarginazione contrastava con la condizione della middle class, con l’immagine di quei ragazzini compiti nei loro grembiulini stirati di fresco, ben pettinati, educatamente seduti sullo scuolabus, cartelle in spalla, pronti per la scuola. Due mondi, altrettante storie e paradossi.
Lo scenario si fece più tetro al calar del sole quando il caldo soffocante e l’anima ribolliva alla vista del crematorio dove alte pire bruciavano corpi sotto lo sguardo quasi indifferente 18852_1339243890671_1518369671_30886499_6385980_n.jpgdi amici e parenti. Niente pianti o urla ma solo una magica, strana armonia tra la vita e la morte.
Un volontario ci disse che lasciare Varanasi sarebbe stato facile, lei però non ti avrebbe mai abbandonato. Infatti, l’immagine di un fagotto alla deriva sul fiume sarebbe stato difficile da dimenticare. Non era una bambola ma un bimbo appena nato. Ad essi, come alle donne incinte non era concesso il “privilegio” della cremazione: sono puri. Arduo da accettare ma ancor di più da comprendere.

La sera sentimmo le nostre anime leggere come piume che volteggiavano nel cielo della vita, libere da ogni paura, e ci addormentammo felici nell’attesa di un nuovo giorno.

Nuccio Franco